Salute

ALLERTA ALIMENTARE: mele contenenti pesticidi trovate in tutta Europa

Una recente analisi coordinata da PAN Europe ha acceso i riflettori su un dato che non passa inosservato
Non una singola sostanza, ma un “effetto cocktail” (www.uniro.it)

C’è un gesto che facciamo senza pensarci, quasi ogni giorno: prendere una mela dal supermercato, lucida, perfetta, rassicurante.

Una recente analisi coordinata da PAN Europe ha acceso i riflettori su un dato che non passa inosservato: la grande maggioranza delle mele testate contiene residui multipli di pesticidi, con circa l’85% dei campioni che presenta più di una sostanza contemporaneamente. In alcuni casi si arriva fino a sette pesticidi nella stessa mela.

Il punto non è solo la presenza di residui, già regolamentata da limiti europei. Il vero nodo è un altro: noi non ingeriamo mai una sostanza alla volta, ma combinazioni di composti chimici che il corpo deve gestire insieme.

Per questo si parla sempre più spesso di “rischio cumulativo”, un approccio che cerca di valutare l’effetto combinato dei pesticidi sullo stesso organo o sistema. La normativa europea prevede questo tipo di analisi, ma l’applicazione pratica è ancora in fase di sviluppo e procede lentamente.

È qui che si inserisce una domanda scomoda, che la ricerca non riesce ancora a chiudere del tutto: cosa succede dopo anni di esposizione a basse dosi, ma costanti, di più sostanze insieme?

Il caso dei PFAS: sostanze che non spariscono

Tra i risultati più rilevanti emerge la presenza di PFAS, composti chimici noti per la loro persistenza ambientale. Sono stati rilevati nel 64% dei campioni analizzati.

Il problema dei PFAS è semplice da spiegare e difficile da risolvere: non si degradano facilmente, restano nel suolo e nell’acqua e possono rientrare nella catena alimentare anche molto tempo dopo l’utilizzo. Questo significa che il tema non riguarda solo una stagione agricola, ma un accumulo che si costruisce nel tempo.

Il confronto con gli alimenti per l’infanzia rende il quadro ancora più chiaro. Le norme europee fissano per i prodotti destinati

I più esposti sono i bambini (www.uniro.it)

Il confronto con gli alimenti per l’infanzia rende il quadro ancora più chiaro. Le norme europee fissano per i prodotti destinati ai più piccoli limiti estremamente bassi per i residui di pesticidi.

Secondo il rapporto, il 93% delle mele analizzate non rientrerebbe in questi parametri più severi. Non significa che mangiare una mela sia pericoloso allo stesso modo di un alimento fuori norma per neonati, ma evidenzia una differenza sostanziale nel livello di protezione adottato.

E soprattutto conferma un dato noto: i bambini, con organismi in sviluppo, sono più vulnerabili agli effetti di sostanze che interferiscono con il sistema nervoso.

Pesticidi “sostituibili” ancora molto diffusi

Un altro elemento che emerge riguarda i cosiddetti pesticidi candidati alla sostituzione, cioè sostanze considerate più rischiose rispetto ad alternative già disponibili.

Eppure, il 71% dei campioni ne contiene almeno uno. Un dato che apre un altro fronte: perché il processo di sostituzione procede così lentamente?

La risposta sta spesso nell’equilibrio tra esigenze agricole, costi e tempi di transizione, ma il risultato è che composti più datati continuano a essere utilizzati su larga scala.

Chi coltiva mele si trova a gestire una delle produzioni più esposte: funghi, insetti, problemi di conservazione. Il frutto resta a lungo sugli alberi e deve arrivare sugli scaffali in condizioni perfette.

Secondo PAN Europe, in Europa un meleto convenzionale può essere trattato fino a circa 30 volte l’anno. Anche rispettando i limiti per ogni singolo trattamento, l’effetto complessivo è quello di una presenza diffusa di residui.

Lavare non basta, sbucciare sì

Il lavaggio rimuove solo una parte dei pesticidi, soprattutto quelli superficiali. I residui più profondi restano nella buccia. La soluzione più efficace è la pelatura, che però elimina anche fibre e nutrienti importanti. È il classico compromesso: meno esposizione chimica, ma anche meno benefici nutrizionali.

Le mele biologiche rappresentano una scelta sempre più diffusa per chi vuole ridurre l’esposizione. Lo standard vieta la maggior parte dei pesticidi sintetici, ma non garantisce l’assenza totale di residui. Contaminazioni ambientali o processi di lavorazione possono comunque lasciare tracce. I livelli risultano generalmente più bassi rispetto all’agricoltura convenzionale.

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