Il mondo della pallamano è stato colpito da una notizia che lascia davvero senza parole: Eduard Koksharov è morto all’età di 50 anni, improvvisamente, lasciando un vuoto enorme non solo nei club e nelle Nazionali con cui ha lavorato, ma in tutti coloro che seguono questo sport con passione. Il suo nome rimbomba nelle sale, nei palazzetti e tra le pagine dei ricordi di tanti appassionati, perché Koksharov non era un semplice atleta o allenatore, ma uno di quei protagonisti che in campo e fuori dava l’impressione di vedere il gioco in un modo tutto suo, con una visione e una presenza rare.
Koksharov ha scritto pagine di storia della pallamano: campione olimpico, campione del mondo, vincitore della Champions League e, più recentemente, allenatore dell’HC Meshkov Brest. Una carriera che attraversa decenni e continenti, fatta di gol, azioni memorabili, leadership e quella capacità di essere decisivo nei momenti in cui il gioco si faceva duro e teso, dove le partite si decidevano al fotofinish. La notizia della sua morte improvvisa ha colto di sorpresa tutti, perché un uomo così nel pieno delle sue forze era ancora protagonista e stimato e perché non era mai banale parlare di lui, né da giocatore né da guida tecnica.
Koksharov, un campione dentro e fuori dal campo
Per chi ha visto Koksharov giocare, era chiaro che la sua influenza non si fermava alla tecnica pura. La sua abilità nel difendere, la capacità di leggere il gioco, di farsi trovare pronto nei momenti di pressione, lo distinguevano da tanti altri. Era uno di quei giocatori che, oltre ai gol, ti davano sicurezza e fiducia, quasi trasmettessero la sensazione che qualsiasi difficoltà potesse essere superata. E invece, proprio chi sembrava indistruttibile alla fine ci ha lasciato troppo presto, lasciando dietro di sé sguardi increduli e domande senza risposta.
La sua esperienza più recente da allenatore dell’HC Meshkov Brest lo aveva portato ad affrontare nuove sfide, diverse da quelle da atleta, ma sempre con la stessa intensità e quel carattere sanguigno che lo accompagnava fin dagli esordi. Per molti giovani atleti che ha incrociato, Koksharov era un punto di riferimento spontaneo, uno di quelli da cui si imparava senza accorgersi di farlo, semplicemente osservando come si muoveva, come affrontava una partita, come alzava la voce per dare indicazioni o per spronare.








