Salute

Scoperta infezione che si trasmette dai gatti di casa: i più a rischio sono bambini e anziani

Negli ultimi mesi, nei dipartimenti di Maldonado e Rocha, sulla costa sud-orientale dell’Uruguay, sono stati registrati casi di infezione
Un segnale che arriva dall’Uruguay (www.uniro.it)

Non è solo un caso isolato, né una semplice infezione cutanea. La comparsa del fungo Sporothrix brasiliensis sta riportando al centro dell’attenzione.

Negli ultimi mesi, nei dipartimenti di Maldonado e Rocha, sulla costa sud-orientale dell’Uruguay, sono stati registrati casi di infezione che coinvolgono contemporaneamente persone, animali domestici e fauna locale. Non si tratta di episodi isolati: i ricercatori dell’Universidad de la República hanno collegato questi casi a un’unica causa, proprio il fungo Sporothrix brasiliensis.

Il dato più preoccupante è un altro. I gatti infetti individuati non avevano alcun legame diretto tra loro, segno che il fungo non è più confinato a un singolo episodio, ma si sta diffondendo sul territorio in modo autonomo. È questo il passaggio che ha fatto scattare l’allarme: da problema familiare a questione di sanità pubblica.

Perché i gatti sono così efficaci nel trasmetterlo

Il punto critico sta nella modalità di trasmissione. Le lesioni aperte dei gatti infetti contengono una quantità elevatissima di fungo, soprattutto nella zona del muso, delle zampe e della bocca. Basta un graffio, un morso o anche il contatto con fluidi infetti perché il microrganismo penetri nella pelle umana.

E qui entra in gioco un fattore spesso sottovalutato: il comportamento dei gatti randagi. Si spostano, litigano, si feriscono e interagiscono con altri animali e con l’ambiente urbano, diventando di fatto un veicolo perfetto per la diffusione del fungo tra quartieri diversi, spesso senza che nessuno se ne accorga in tempo.

Uno degli aspetti più insidiosi di Sporothrix brasiliensis è la sua capacità di adattamento. All’esterno del corpo cresce come un fungo filamentoso, ma quando entra in un organismo caldo si trasforma in una forma compatta, simile a un lievito.

Questo fenomeno, chiamato dimorfismo, gli permette di adattarsi rapidamente e colonizzare i tessuti umani con maggiore efficacia. In altre parole, è un microrganismo progettato per sopravvivere sia nell’ambiente sia all’interno del corpo.

Nell’uomo, l’infezione – nota come sporotricosi – inizia spesso con una piccola protuberanza rossa nella zona del graffio.

I sintomi da non sottovalutare(www.uniro.it)

Nell’uomo, l’infezione – nota come sporotricosi – inizia spesso con una piccola protuberanza rossa nella zona del graffio. Nel giro di poco tempo può ulcerarsi e dare origine ad altre lesioni lungo i canali linfatici.

Nei gatti, invece, i segnali sono ancora più evidenti: ferite persistenti, croste, perdita di pelo sul muso e, in alcuni casi, occhi arrossati e lacrimanti. Il problema è che queste manifestazioni vengono spesso scambiate per infezioni batteriche, ritardando la diagnosi corretta.

Non tutti reagiscono allo stesso modo all’infezione. I soggetti più vulnerabili restano i bambini piccoli, gli anziani e le persone con un sistema immunitario indebolito. In rari casi, il fungo può andare oltre la pelle e colpire organi più profondi, rendendo il trattamento molto più complesso.

E qui emerge un dettaglio importante: anche una piccola lesione può evolvere in qualcosa di più serio se non viene riconosciuta in tempo.

Una diffusione che supera i confini

Il fenomeno non riguarda solo l’Uruguay. In Argentina sono già stati documentati casi legati al contatto con gatti infetti, mentre in Brasile si parla da anni di una diffusione ampia e progressiva. Secondo dati sanitari internazionali, negli ultimi dieci anni si sono registrati oltre 11.000 casi umani in Sud America.

Il movimento degli animali – legale o meno – tra Paesi confinanti rende il controllo ancora più difficile. Un singolo gatto infetto può attraversare confini e introdurre il fungo in nuove aree.

In passato, in Uruguay la sporotricosi era legata soprattutto al contatto con il terreno o con animali selvatici come gli armadilli. Oggi lo scenario è cambiato. Il passaggio ai gatti come principale vettore rende la diffusione molto più rapida e difficile da contenere.

I gatti randagi, in particolare, rappresentano il punto più critico: spesso non vengono curati, continuano a circolare con ferite attive e possono persino diffondere il fungo attraverso le secrezioni respiratorie.

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